Paladini dell’informazione o lobbisti dell’industria cosmetica?


Quando qualcosa, o qualcuno, acquisisce notorietà e comincia a riscuotere un certo successo di pubblico, inevitabilmente diventa, al tempo stesso, oggetto di critiche e attacchi.

Queste due posizioni opposte sono essenziali per il progresso: senza critiche non si migliora, non si cresce… ma quando la critica, di per se, diventa una moda, si svuota di qualunque significato.

Succede anche con la “tendenza” che si sta creando, grazie soprattutto a YouTube, verso l’autoproduzione cosmetica: lo spignatto.

scienziato

In questo articolo alcune considerazioni secondo me.

In principio fu l’entusiasmo…

E’ giusto, anzi igienico, che considerato l’interesse crescente nei confronti dell’autoproduzione cosmetica, qualcuno con maggiore consapevolezza e padronanza dell’argomento si interroghi su quanto queste pratiche casalinghe siano innocue per chi le pratica e per chi le “subisce” e, magari, cerchi di condividere le proprie conoscenze sull’argomento per sensibilizzare chi, ingenuamente, si affida a qualcosa di letto o visto qua e là senza alcun approccio consapevole in un settore che, sconfinando nella chimica, nella fisiologia e in tante altre discipline, richiede una certa dose di conoscenze scientifiche.

chemistry

Quindi ben venga, accanto a tutto l’entusiasmo e la voglia di fare, a tutte le ricette di prodotti cosmetici “fenomenali e semplicissime“, qualcuno che ci ammonisca per la troppa superficialità e ci consigli studio e approfondimento invece di giocare al piccolo chimico.

… subito dopo: nonsense

Ultimamente, mi capita spesso di leggere articoli che trattano appunto di questi argomenti.

Leggo questo, sul blog “I cosmetici della Patty“, che trovo molto interessante, coerente e costruttivo, e lo condivido sulla mia pagina di Facebook perché penso che sia utile a tutti coloro che si interessano di spignatti.

E leggo anche quest’altro, “Faciloneria e Sicurezza dei cosmetici autoprodotti“, sul blog “no-nonsense cosmethic“: argomentazioni che condivido, in linea di principio, ma che vengono esposte in maniera tale da demonizzare, anziché criticare costruttivamente e informare!

Ho la sensazione di un accanimento contro l’interesse emergente nell’autoproduzione cosmetica e, addirittura, contro l’interesse verso la cosmesi eco-bio. Perché? Perché, se ti sta a cuore l’argomento della sicurezza, non cerchi di sensibilizzare le persone verso un atteggiamento consapevole invece di attaccare questo o quell’altro come se fossero nemici dell’umanità?

E poi, perché, affianco alla critica verso Carlitadolce, o la guru di turno, che pecca di superficialità e addirittura viene accusata di istigazione all’autolesionismo, mi ci appiccichi fantomatici pericoli, non meglio espressi e documentati, sulla cosmesi naturale (commerciale, non quella spignattata)?

Così, ai miei occhi di lettore interessato all’argomento, perdi di credibilità e mi induci a pensare che tutta questa passione-contro celi, in realtà, solo un tentativo di spingere l’opinione pubblica verso altri interessi (vedi titolo di questo articolo).

In realtà, proprio riguardo al blog sopra citato, no-nonsense cosmetich, su cui già in passato ero capitata, il mio atteggiamento è piuttosto confuso: non riesco a capire se considerarlo una fonte di informazione disinteressata (dato che chi scrive mi sembra estremamente padrone degli argomenti che tratta) o una sorta di propaganda che però non viene fatta esaltando le qualità di ciò che si vuole pubblicizzare ma, piuttosto, denigrando e accusando la “concorrenza“.

Tra tanti dubbi, una certezza

L’entusiasmo deve essere la molla che ti spinge ad approfondire l’argomento che ha suscitato il tuo interesse che, magari, diventerà una passione o, addirittura, un lavoro. La pappa pronta non esiste, neanche su YouTube: se vuoi fare bene qualcosa, anche solo per tuo semplice piacere personale, devi impegnarti, documentarti e studiare. Tanto più se l’argomento in oggetto, come l’autoproduzione di cosmetici, coinvolge aspetti delicati di igiene, di manipolazione di sostanze potenzialmente nocive se non utilizzate in maniera appropriata.

sicurezza-lavoro

Certo, se lo spignatto si limita ad utilizzare ingredienti alimentari casalinghi (non meno importanti) come il miele e il cacao per una maschera o zucchero e olio per uno scrub, non avrai bisogno della consulenza di un esperto.

Ma quando si comincia a parlare di sostanze chimiche, di tensioattivi, emulsionanti, conservanti e, addirittura di acidi, la consapevolezza è OBBLIGATORIA!

La pratica è fondamentale soprattutto per apprendere le tecniche cosmetiche e, in questo, i video sono gli strumenti più utili.

Per capire cosa stai facendo, e perché, per farlo bene e in sicurezza è necessaria la teoria: la conoscenza degli ingredienti, le reazioni che si creano, le incompatibilità, le norme per maneggiarli.

Su internet trovi tante nozioni superficiali su questo e su qualunque altro argomento, ma ci sono anche risorse valide: il sito di riferimento per chiunque si avvicini a questo settore è sicuramente l’angolo di lola, un forum frequentato da appassionati e da professionisti esperti dove trovi ricette, approfondimenti e discussioni sull’argomento, attendibili e verificate.

—–

Questa è solo la mia opinione, sarei felice di conoscere la tua.

SophieCognac

CokingBeauty

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Pubblicato su Cooking Beauty
One comment on “Paladini dell’informazione o lobbisti dell’industria cosmetica?
  1. Rossana Grieco ha detto:

    Completamente d’accordo con te! Sono approdata a questo tuo articolo proprio alla ricerca di opinioni rispetto al blog che citi che mi è sembrato assolutamente orientato alla difesa dell’industria cosmetica ad esclusione di quella naturale/vegetale… per non parlare dell’autoproduzione…

    Mi piace

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